lunedì 6 febbraio 2012   ::  
 

Il senso dell’ospitalità. Scritti in omaggio a Eugenio Turri

A cura di Claudio Ferrata

GEA – Associazione dei geografi, Bellinzona, 2006

 

Per i geografi di lingua italiana iniziatisi al mestiere tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento,  e per quelli arrivati dopo, Eugenio Turri ha sempre e anzitutto significato libertà,  cioè indipendenza dai vincoli accademici, dunque autonomia di giudizio e d'indirizzi di ricerca. Il che faceva di lui, proprio in quanto esterno rispetto alla corporazione,  una delle figure piu autorevoli, seguite e in qualche maniera invidiate: non vi era allora nessun altro, tantomeno tra coloro che provenivano come Eugenio da una formazione cartografica o naturalistica, in grado di mobilitare nel proprio discorso

l'ampiezza dei riferimenti critico-umanistici (da Lévi-Strauss a Eco, da Edgar Morin

a Cesare Brandi, da Merleau-Ponty a McLuhan a Elemire Zolla) che ad Eugenio

riuscivano invece affini e congeniali, ma che il controllo disciplinare interno all'università provvedeva allora ad espungere accuratamente. Sicché prima e più di ogni altro sono allievi suoi, molti senza saperlo e comunque paradossalmente, tutti i giovani geografi che oggi mettono a frutto nelle diverse direzioni la piu grande libertà di linguaggio,  procedendo a quel rinnovamento del discorso geografico e delle relazioni della geografia

con gli altri saperi che fin dall'inizio ad Eugenio Turri più di ogni altra cosa è stato a cuore.

 

Franco Farinelli, Università di Bologna



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