Il senso dell’ospitalità. Scritti in omaggio a Eugenio Turri
A cura di Claudio Ferrata
GEA – Associazione dei geografi, Bellinzona, 2006
Per i geografi di lingua italiana iniziatisi al mestiere tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, e per quelli arrivati dopo, Eugenio Turri ha sempre e anzitutto significato libertà, cioè indipendenza dai vincoli accademici, dunque autonomia di giudizio e d'indirizzi di ricerca. Il che faceva di lui, proprio in quanto esterno rispetto alla corporazione, una delle figure piu autorevoli, seguite e in qualche maniera invidiate: non vi era allora nessun altro, tantomeno tra coloro che provenivano come Eugenio da una formazione cartografica o naturalistica, in grado di mobilitare nel proprio discorso
l'ampiezza dei riferimenti critico-umanistici (da Lévi-Strauss a Eco, da Edgar Morin
a Cesare Brandi, da Merleau-Ponty a McLuhan a Elemire Zolla) che ad Eugenio
riuscivano invece affini e congeniali, ma che il controllo disciplinare interno all'università provvedeva allora ad espungere accuratamente. Sicché prima e più di ogni altro sono allievi suoi, molti senza saperlo e comunque paradossalmente, tutti i giovani geografi che oggi mettono a frutto nelle diverse direzioni la piu grande libertà di linguaggio, procedendo a quel rinnovamento del discorso geografico e delle relazioni della geografia
con gli altri saperi che fin dall'inizio ad Eugenio Turri più di ogni altra cosa è stato a cuore.
Franco Farinelli, Università di Bologna